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Fano, un anno difficile e gli amori virtuali.

Dopo anni di crisi economica, che necessariamente aveva cambiato le abitudini di tutti, la bella stagione sembrava aver sancito una definitiva ripresa del flusso turistico. Il buon auspicio era confermato anche a livello nazionale dove i dati indicavano finalmente una nuova rotta con una montagna sempre più protagonista tra le mete per le vacanze estive. Poi, il 24 agosto, un nuovo, drammatico, terremoto. Una scossa, forte e lunga, la percezione di una fine imminente nella iniziale, ottusa, speranza che a soccombere non fosse il nostro territorio, la nostra gente. Dopo le prime sofferte immagini in TV, la speranza risultava però vana. Qualche km più in là, superato il profilo familiare dei nostri monti, c’era di nuovo chi moriva sotto le macerie. Avevamo impiegato diversi anni per metterci alle spalle lo spettro del sisma del 2009 e improvvisamente i fantasmi erano tornati. Fano, protetta dal gigante di roccia, ancora una volta vedeva limitati i danni agli edifici con le case, già inagibili, a resistere ancora agli urti della natura. Nonostante però un paese in piedi, solido e resistente al tempo, un dettaglio era stato da subito un cattivo presagio. Contrariamente al sisma 2009, durante cui a confrontarsi con la natura c’era la tenacia della gente stanziale, abituata a scrollarsi di dosso le paure e i cattivi pensieri come fossero neve fresca di gennaio, stavolta c’erano i turisti. Troppa paura, tanto comprensibile e giustificata quanto letale. La fuga tumultuosa poi un nuovo, prolungato, silenzio. Dopo le persone sotto le macerie, il presagio che la morte si stesse definitivamente impossessando del territorio era sospeso, palpabile, nell’aria. I giorni e i mesi successivi hanno sancito in modo definitivo un sostanziale abbandono del paese e di tutto il territorio. Alla nostra comunità il destino ha nuovamente riservato lo spettrale presagio della fine, ai coraggiosi che in paese vivono il gusto amaro della solitudine e forse della resa. I commercianti, valorosi eroi a cui va il ringraziamento incondizionato, ormai sono allo stremo. Agganciati già prima al modello vacillante (per la crisi e per il sisma 2009) di un turismo di weekend e vacanze, sono ormai vinti dall’evidenza di una calma piatta che fa male allo spirito e alle casse. A completare l’anno bisestile 2016, maledetto per definizione, la scomparsa di molte persone, troppo care, nonostante l’anagrafe e le malattie, per lasciare indifferenti. Con questi nostri anziani rischiano di andarsene, non solo gli affetti più preziosi, ma anche i valori e gli ideali, quelli che hanno temprato la nostra educazione e che ci hanno concesso un dono tra i più grandi.. il sentimento di essere comunità. La scelta di questo primo editoriale dell’anno 2017, dai toni tristi ma non arrendevoli, è stata suggerita dagli eventi. Dopo il sussulto di San Martino, i giorni di Natale sono trascorsi in una desolante solitudine. Nemmeno la festa più cara, quella che più sancisce il valore delle radici, ha scosso le coscienze. Speravamo di vedervi tornare numerosi, quest’anno più che mai, nella terra natia ma così non è stato. Tutti avranno avute delle comprensibili, insindacabili, ragioni per scegliere una meta diversa. Allora è venuto il desiderio di raccontare in un editoriale lo stato d’animo qui in paese. Troppa tristezza vela il volto dei pochi fedelissimi che, raccolti negli stessi pensieri, cercano il bandolo di una matassa sempre più inestricabile. Un'unica certezza.. Fano ha bisogno di sentire la passione e la solidarietà, ha bisogno della v\ostra presenza. E’questo l’unico modo per non archiviare la storia dei nostri padri in un album fotografico ingiallito dal tempo e svilito dalla frenesia di un mondo senza valori. Mai come in questi mesi la comunità si è sentita sola. Da qui il nostro appello, suggerito dallo splendore di Fano sotto la neve ed affidato a questo editoriale: bisogna vincere la paura e tornare a vivere il paese, garantire almeno nei weekend la nostra presenza. Stavolta espressioni quali “ho paura”, “ho la casa inagibile”, “devo lavorare” non varranno davvero più. Ora gli amori virtuali, i “mi piace” su facebook, non basteranno. Altri pochi mesi e toccherà consolarci con “avevamo un bel paese”. In un territorio come il nostro la presenza, fosse anche di un sola persona, è un bene prezioso. Infonde coraggio, rinnova la fiducia e la speranza di chi a Fano vive e lavora. Stavolta bisognerà metterci forza… la comunità sta chiamando, i coraggiosi rispondano.

PS tra pochi giorni renderemo noto il programma degli eventi dei prossimi mesi. Ci saranno iniziative di diverso genere, dal sacro al profano. Stavolta sul gruppo facebook aspettiamo un unico vostro commento “presente!” 

 

 

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