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Augusto Di Benedetto e la “Chiesetta degli Alpini d’Abruzzo”

subito mi mette innanzi il quadro di un paese di bellezza singolare, fiera e maestosa”: così il viaggiatore e letterato tedesco Ferdinando Gregorovius esprimeva in tempi lontani (1871) la propria repentina ammirazione, colpito dalla varietà e dalla grandiosità delle sue vedute. Forte è infatti l’attrazione esercitata su chi vi si inoltri, ma questo è tanto più vero per chi, andato altrove, rimane legato da vincoli fortissimi alla propria terra, nella quale ritorna e che lascia, ripetutamente, con un senso di esilio e di appartenenza divenuto dimensione dell’anima, con tutto il bagaglio dolceamaro degli affetti, dei volti che ti porti dentro anche quando svaniti, dell’insieme di orizzonti e di confini, di immagini, profumi, sapori, tradizioni e ritualità che si fanno viatico ad ogni passo della vita. Nascere in un borgo montano d’Abruzzo, Fano Adriano, significa anche respirare con l’aria pura di un’altitudine tra monti, mare e cielo, i valori profondamente radicati nell’animo della gente abruzzese, l’innata sua religiosità, manifesta nelle tante forme di devozione popolare quanto nei luoghi di culto sparsi un po’ ovunque (cappelle, edicole, eremi, abbazie, chiesette tratturali…), e la bellezza di una natura alla quale nessuno mai è rimasto insensibile, come è accaduto, ed accade, a tutti i visitatori che conobbero e conoscono il fascino delle sue notturne vastità e costellazioni, guida ai pastori guerrieri; del solco antico dei tratturi a piane erbose; delle luminosità marine, del racconto geologico impresso nei suoi monti e della sacralità che essi ispirano. Tutto questo confluisce nella personalità di Augusto Di Benedetto, che, nato a Fano Adriano l’8 dicembre 1910, primo di sei figli, vi trascorse l’infanzia e l’adolescenza, rimanendovi fino a quando, interrempendo gli studi di ragioneria presso l’Istituto “Comi” di Teramo, decise di sollevare la famiglia dal peso del suo sostentamento e cercò lavoro a Roma. Erano i duri periodi della grande crisi del 1929 e non era facile trovare occupazione; ma, svolte alcune attività, gli fu consigliato di presentare domanda al corpo della Guardia di Finanza (1930) e, dichiarato idoneo, fu arruolato. Dopo la scuola allievi della Guardia di Finanza a Pola, prestò servizio in diverse località, facendo parte, tra l’altro, della brigata di confine slavo al Monte Nevoso; infine si stabilì a Lucca, impegnato nel Nucleo di Polizia Tributaria. Una vita piena la sua, non priva di difficoltà, ma vissuta sempre con spirito intraprendente e volonteroso, determinazione, coraggio e assoluta onestà. Durante la seconda guerra mondiale, oltre alla quotidiana attività di servizio, si adoperò come partigiano, entrando a far parte del Comitato di Liberazione nella Brigata Bonacchi spinto, come amava narrare, da quello spirito di libertà e di ribellione ad ogni sopruso, caratteristico del suo temperamento. Al termine del conflitto gli fu conferito il Certificato di Patriota Combattente firmato dal Comandante Capo delle armate alleate in Italia Harold Alexander, in cui gli viene riconosciuto “di aver combattuto il nemico sui campi di battaglia militando nei ranghi dei patrioti” … “per l’onore e la libertà”. Figura inoltre, con la descrizione del suo operato, nella RELAZIONE SULL’ATTIVITA’ SVOLTA DALLA FORMAZIONE “BONACCHI” conservata presso l’ANPI di Lucca. Nel 1950 si trasferì a Milano, prestando servizio al Nucleo di Polizia Tributaria Investigativa presso cui operò come Maresciallo Capo. Maturava intanto la decisione di lasciare il Corpo per svolgere professione indipendente, sia perché, avendo quattro figli, lo stipendio era appena sufficiente, sia per il desiderio di intraprendere un’attività autonoma, mettendo a frutto la vasta esperienza acquisita in tutti i campi della vita economica, sociale e anche culturale. Chiesto il congedo nel ’51 concludeva onorato servizio, andandosene, amava raccontare, “con tanto rimpianto, con vivo e sentito spirito di Corpo e con profonda gratitudine.” ; e, aggiungeva, “ a testa alta, con la coscienza tranquilla, con le mani pulite, animato da ferrea volontà”. Iniziò una nuova vita dedicandosi all’attività dirigenziale e commerciale nel settore oleario, prima collaboratore di una grande azienda, poi, nel 1957, dando vita a Milano ad una propria ditta, l’Oleria Toscana, per la vendita dell’olio Di Benedetto. L’attività era fiorente eppure, non essendo mai venuto meno l’amore per la terra natia, nel 1966 diede nuovamente una svolta determinante alla propria vita, decidendo, con l’accordo dei figli, della moglie e di tutta la famiglia, di tornare a Fano per iniziarvi l’attività turistico alberghiera e dare avvio allo sviluppo del territorio. Nacque dapprima il ristorante “LA TERRAZZINA” poi l’ “ALBERGO AUGUSTO” ; nel contempo Augusto si fece promotore, con i figli, della strada Fano-Intermesoli e successivamente della realizzazione, a Pratoselva di Fano Adriano, della stazione di Sport Invernale. In seguito, sempre con il contributo dei figli, promosse in località Colle Abetone di Pratoselva, a 1800 mt di altitudine, la realizzazione della Chiesetta degli Alpini d’Abruzzo, cui concorsero le Istituzioni e tutta la cittadinanza (molto materiale fu addirittura portato a braccia mancando all’epoca viabilità, acqua ed energia elettrica). Augusto fu sempre ammiratore degli Alpini, e come finanziere orgoglioso del cappello con la penna, che non cessò mai di tenere nell’ingresso della propria abitazione; ma un altro motivo lo legava agli Alpini, e cioè il fatto che il padre Vincenzo (Teramo è distretto di reclutamento alpino) aveva combattuto durante la grande guerra 1915-’18 nel 5° Rg.t degli Alpini . La Chiesetta fu inaugurata l’11 luglio del 1977, con una sentita cerimonia cui parteciparono l’allora presidente del Senato Giovanni Spagnolli, altre autorità civili e militari e la fanfara della Divisione Julia, che il Ministero della Difesa fece venire da Udine. Iniziò da allora la tradizione della cerimonia patriottica, alpina, religiosa, annuale consuetudine di memoria e di celebrazione tuttora viva. Semplice, elegante e suggestiva, la Chiesetta, circondata da faggi, si trova alla sommità dell’Abetone. La campana proviene da Agnone, offerta da donna Floriana Sabatini di Ancona; all’interno fu collocata una statua raffigurante la Madonna delle nevi scolpita, come la pregevole acquasantiera, in travertino di Acquasanta dal prof. Vittorino Valente e offerta dalla giornalista di Famiglia Cristiana, Carla Ruffinelli; alla parete è affissa una copia della “Preghiera dell’Alpino”. All’esterno una statua di cemento raffigura un alpino; sulla facciata, sotto un’artistica croce in ferro battuto, opera di un maestro locale, si legge la scritta “Chiesetta degli Alpini d’Abruzzo”; a destra della facciata, il 15 luglio 2007 fu apposta dall’Associazione Culturale fanese “I Grignetti” una dedica su pietra che reca, con inciso il cappello alpino, opera del pittore e scultore Silvio Cortellini, queste parole : “Ad Augusto Di Benedetto: trent’anni di storia insieme”. Nel 1994 gli fu conferita un’Onoreficenza al merito del lavoro. Morì nel febbraio del 1995. La malattia che lo tormentò per lunghi anni non ne fiaccò lo spirito: continuò infatti a promuovere e a sollecitare, insieme con i figli, i collaboratori, il paese, le amministrazioni, i rappresentanti delle istituzioni civili e militari tutte le attività che apportassero benefici al territorio, e la Cerimonia alla Chiesetta. Amante delle tradizioni e provvisto di una grande energia innovativa, Augusto Di Benedetto attraversa la storia del ‘900 in tutti i suoi maggiori eventi: dalla prima guerra mondiale, vissuta attraverso il padre, al fenomeno dell’emigrazione che lo portò dal piccolo paese natio alle grandi metropoli; dalla seconda guerra mondiale e le sue terribili tragedie al sentimento di rinascita del dopoguerra e al diffondersi del benessere, così come condusse con passione e tenacia gli impegni cui si dedicò: dal servizio nel Corpo della Guardia di Finanza alle attività intraprese in seguito. Suo costante desiderio, forse in anticipo sui tempi, fu quello di dare volto nuovo, nuovo spirito, nuova vita al proprio paese, dove condusse con i figli l’attività turistico alberghiera con la quale fu realizzata anche una rivoluzione memorabile per le sue implicazioni sociali e culturali, determinando per la prima volta a Fano l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro. La dizione “patriottica, alpina, religiosa” della cerimonia che si svolge alla “Chiesetta degli Alpini d’Abruzzo” esprime i valori fondanti del nostro vivere, sempre presenti nell’animo del suo fondatore del quale, scriveva in una lettera del 22 giugno 1998 S.E. il Vescovo di Teramo e Atri Antonio Nuzzi, rispecchiano “gli alti valori umani, sociali e religiosi che sono la sua preziosa eredità”. L’annuale manifestazione, prevista quest’anno per sabato 22 luglio, promossa dal Corpo degli Alpini, dal Comune, dalle Associazioni locali e sostenuta dalla cittadinanza, celebra i sentimenti di solidarietà, di condivisione e di comunione delle nostre genti, tanto care ad Augusto, che volle fosse scritto sulla sua lapide: “Anche da qui continuerò la lotta per lo sviluppo della nostra Fano”. Questa, in sintesi, la sua vita e la storia della Chiesetta; ma, per chi le ha vissute da vicino, molto di più torna alla memoria. All’indomani di ogni manifestazione Augusto riuniva il Comitato perché si cominciasse subito a progettare quella dell’anno successivo; i tempi burocratici erano infatti lunghi e per avere risposta o consenso dalle varie Istituzioni (la Fanfara della Brigata Iulia partecipò sia alla edizione del 1977 sia a quella dell’anno della morte di Augusto, 1995) occorreva muoversi immediatamente, come anche per trovare i fondi, pensare agli inviti, mantenere calda l’aspettativa dei partecipanti, ampliarne l’adesione e curare i minimi dettagli. Come figlia e come segretaria del Comitato ho imparato molto da mio padre: innanzitutto umanamente, come sa chi vede trasformare la sofferenza in energia propositiva e relazionale, e poi da come organizzava e gestiva l’evento: ad esempio le richieste per iscritto alle Istituzioni, la verbalizzazione di ogni riunione del Comitato, la diffusione presso le Amministrazioni, le Pro-Loco, gli Enti, le strutture alberghiere della costa, ad ampio raggio e assai per tempo, dei volantini con il programma della manifestazione; le comunicazioni alle redazioni dei giornali, le lettere sia ai Fanesi di Roma, dove sono numerosi, sia a quelli residenti altrove o emigrati in America… Un mondo intero veniva coinvolto, che sempre rispondeva, con entusiasmo e con generosità. In punto di morte le ultime parole di Augusto furono per la Chiesetta: di tutte le sue iniziative realizzate con dedizione e lungimiranza – non vedeva più ma non aveva perso la capacità di guardare lontano- quella rimasta praticamente integra (pur bisognosa di manutenzione), con lo slancio del suo campanile, la linea essenziale, la corda campanara, fonte di attrazione per i piccoli e, soprattutto, con il profondo significato cui rinviano le ascensioni e le messe celebrate lassù: dove l’orizzonte boschivo si avvicina al cielo e dove amo pensare che ogni gioco di luce nel fogliame e tra i rami sia un sorriso, e mai finisca la storia della chiesetta né svanisca il messaggio di coloro che l’hanno edificata e accudita, quasi leggenda. Dove, tornando a valle, si aprono il magico scenario dei monti e lontananze azzurre, mischiati alle essenze penetranti del “pelone”, alla memoria di quanti sono “andati avanti”, e alla consapevolezza di aver vissuto, insieme, qualcosa di bello e di buono. Che ci accompagna e non ci lascia.

Rosa Di Benedetto - giugno 2017

 

 

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