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Leggende e burle

Leggende, burle e storie “terrifiche”. 

 

Fuga della madonna. Tra in fanesi si narra da sempre la misteriosa leggenda della fuga della Madonna. Questa infatti, offesa ed oltraggiata dai fanesi “traditori”, sarebbe fuggita dalla Chiesa madre alla volta dell’Eremo dell’Annunziata. A sostegno di questa ipotesi, sostenuta dalla fervida credenza popolare, veniva indicato un punto simbolico lungo il vecchio sentiero per l’Eremo ancora visibile: su una pietra infatti è presente un buco che rappresenterebbe l’impronta lasciata dalla Madonna al suo passaggio (secondo alcuni riferibile al piede, secondo altri al ginocchio della stessa o all’orma di un asino su cui viaggiava). In ricordo di tale passaggio nel buco è stata fissata per molti anni una croce di rovere.

 

lbTurlinsacco. Nell’immaginario collettivo il nome Turlinsacco evoca il  misterioso animale, dall’aspetto indefinito, che si nasconde nel bosco della Selva. La leggenda vuole che la sua pelliccia sia molto pregiata e potenzialmente fonte di grandi guadagni. Questo è l’antefatto della storia che nel passato veniva proposta ai giovani turisti novizi di Fano. Venivano infatti ingaggiati nell’impresa di una battuta di caccia in notturna, armati di campanaccio per stanare l’animale e di sacco per catturarlo. L’animale misterioso e fantastico, chiaramente inesistente, era ovviamente una trappola per far perdere il novizio nel bosco e quindi per farsene gioco all’indomani. Tra gli alberi infatti, nonostante l’oscurità, i locali si muovevano agilmente  sui sentieri mentre il malcapitato, opportunamente lasciato in disparte, rischiava di non trovare più la via del ritorno. Ne conseguiva che cadere nella trappola dell’animale, non contemplato nella zoologia moderna, era sinonimo di scarso intelletto.    

 

DSCN6923bis pngStorie di “paura”. Tutti i piccoli paesi hanno nella loro tradizione storie fantastiche, spesso terrifiche, per spaventare i bimbi e tenerli buoni in caso di eccessivo capriccio o incontenibile esuberanza. Tra le storie più evocate sono da annoverare li carabbinire a cavalle (i carabinieri a cavallo), li petucce (i piedini), la paure (la paura), lu cille cavecchione (“uccello cavicchione”). Quella de li carabbinire a cavalle è la storia di due agenti a cavallo, uccisi in una imboscata in un tempo non precisato, che riemergevano tra le nebbie, in particolari notti, in località Fonte di Regimenti. Nel cuore di Fano, precisamente a piazza Prato sulle Tavolate, era ambientata la storia de li petucce: si trattava dell’apparizione notturna dei piedini di un bimbo, morto in condizione tragiche, in quello stabile. Sempre nelle stesse Tavolate era ambientata la immaginifica storia de lu cille cavecchione (“uccello cavicchione”), uccello dalle sembianze ignote ma comunque terrifiche. In località Villa Moreni  (in un punto preciso, la cerqua storta, lungo la “discesa della Macchiarola”) – formalmente Via di Villa Moreni), si consumavano le apparizioni notturne de la Paure (la Paura): il soggetto, ancora più immaginaria e surreale degli altri descritti, evocava probabilmente un imprecisato fantasma. 

 

 

 

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